venerdì 11 febbraio 2011

Vicenza: Ecco le prove che i romani
 celebravano riti sul Monte Summano

Le due statuine ritrovate sul Monte Summano: un unicum nel panorama archeologico vicentino

ARCHEOLOGIA. Da poco conclusa una campagna di scavi della Soprintendenza del Veneto
Cima del Monte Summano:   Monete, frammenti di oggetti, due statuine sacre, una piccola miniera per gli archeologi. Iniziata nel 2007, si è da poco conclusa una campagna diretta dalla Soprintendenza del Veneto che ha portato a verificare - a conferma della tradizione sempre mantenuta viva nella tradizione popolare - la presenza di un luogo di culto con frequentazioni durate quasi un millennio, dal V secolo avanti Cristo fino a tutto il IV secolo dell'era cristiana.

«L'ipotesi di un'area sacra di età romana - spiega Anna Dalla Vecchia che ha seguito gli scavi per conto del Museo Archeologico dell'Alto Vicentino promosso da Santorso - risale all'età umanistica, con le ricerche dei primi storici locali e il diffondersi della leggenda di San Prosdocimo. Secondo la tradizione, nel I secolo sarebbe salito sulla cima del Summano per distruggere quanto rimaneva di un monumentale tempio pagano».

Il progetto aveva preso avvio nel 2007 con la segnalazione da parte del Gruppo Archeologico dell'Alto Vicentino di alcuni rinvenimenti presso la cima: una decina di monete di età romana e una statuina in argento rappresentante Ercole/Marte.  Compresa l'eccezionalità del rinvenimento, la Soprintendenza ed il Comune di Santorso nel 2008 avevano avviato la ricerca, possibile grazie ai contributi della Regione, dei Comuni di Schio e Piovene, della Comunità Montana e della Provincia di Vicenza, e per la collaborazione del Gruppo Archeologico dell'Alto Vicentino e del proprietario dei terreni.

I risultati non si erano fatti attendere: un centinaio di monete di epoca romana, frammenti di oggetti in bronzo e argento, accessori di abbigliamento militare, una seconda statuina in argento raffigurante una divinità femminile, tracce di combustione, frammenti di ossa animali, manufatti e resti di strutture romane e pre-romane.

Le due statuine rappresentano un unicum nel panorama archeologico vicentino. L'Ercole/Marte si ricollega ad aspetti rituali tipici del mondo militare. La divinità femminile in trono, arricchita da diversi attributi quali elementi vegetali e serpenti, richiama culti legati al mondo agricolo della fertilità e al mondo degli inferi.

Tra il 2009 ed il 2010 vengono riaperte e ampliate le aree in cui si erano individuate tracce di strutture antiche. Vengono alla luce muri e pavimenti di edifici pertinenti ad un'area di culto preromana. Numerosi resti di carboni, ceneri, ossa di animali combusti e frammenti di manufatti in metallo indicano la presenza di roghi votivi, tipici dei santuari protostorici del mondo alpino e veneto.

«Per l'età romana mancano invece resti di strutture conservate - spiega ancora la dottoressa Dalla Vecchia - ma l'abbondante presenza di frammenti di tegole romane negli strati che coprono le testimonianze più antiche, inducono ad ipotizzare la presenza di edifici o tettoie in muratura distrutte in epoca recente, forse ad opera dei soldati della Prima guerra mondiale stabilitisi sul Summano per le manovre di difesa».

La scelta del monte “a piramide” che si alza sulla pianura dell'Alto Vicentino quale luogo di culto non stupisce: si trovava in una posizione privilegiata, «quasi a rappresentare - osserva sempre la Dalla Vecchia - un naturale “ termine di confine” tra mondo retico/alpino e mondo veneto/padano: posto a confine tra due importanti vie di transito, la Val Leogra e la Val d'Astico, controllava anche il distretto metallifero di Schio e dell'altopiano del Tretto».


Fonte: srs di Giovanni Trentin da Il Giornale di Vicenza di  Martedì 08 Febbraio 2011, CULTURA, pagina 46



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