venerdì 29 marzo 2013

QUAL È L’EQUAZIONE DELLA SIRIA, ORA CHE I SUOI NEMICI HANNO USATO ARMI CHIMICHE?




di Amin Hoteit - 27/03/2013

Fonte: aurorasito

Nella sua ultima intervista al Sunday Times[1], pubblicata il 3 marzo 2013, il presidente siriano Bashar al-Assad ha detto: “Tutto ciò che è stato menzionato dai media e dalle retoriche dichiarazioni dei politici sulla questione delle armi chimiche siriane, è speculazione. Non abbiamo mai parlato, e non abbiamo mai discusso, con nessuno delle nostre armi. Ciò di cui il mondo deve preoccuparsi, sono le sostanze chimiche finite nelle mani dei terroristi. Le sequenze video già diffuse mostrano che attualmente testano tali sostanze tossiche sugli animali, e anche che oggi  minacciano il popolo siriano di farlo morire in questo modo! Abbiamo diffuso questo video in altri Paesi. Ecco dove il mondo dovrebbe concentrarsi invece di sprecare sforzi inventandosi titoli elusivi sulle armi chimiche siriane per giustificare un intervento in Siria.”


Non c’è dubbio che i video in questione sono stati visti e la loro autenticità verificata dai servizi competenti di Francia, Spagna e altrove [2]. Vi è il dubbio che la minaccia contro il popolo siriano sia stata spietatamente applicata il 19 marzo [3], a Khan al-Assal nella regione di Aleppo, dove il presidente francese vuole integrare le sue pretese agognate “zone liberate” degli “ammirevoli rivoluzionari“, che fanno il lavoro sporco che invoca e che “normalmente” ignora bellamente. Nessuno dubita delle ragioni per cui il ministro degli Esteri francese vuole “rapidamente armare” la cosiddetta opposizione siriana [4], ovvero che a suo parere non solo “Assad non merita di restare sulla terra” [5], ma neanche i recalcitranti cittadini siriani, civili e fedeli alla loro patria. Nessuno dubita che il Presidente siriano, le autorità siriane, non si siano mai nascoste “rifiutando la realtà” orribile e terrificante dei cittadini siriani, e infamante e nauseante per i cittadini occidentali ingannati dai loro leader bugiardi, rapaci e sciacalli. Senza dubbio perché è oramai chiaro, anche ad alcuni media da tempo disonesti[6], che lo Stato e il popolo siriani devono essere sacrificati sull’altare delle ambizioni egemoniche di certe “grandi” potenze e dei loro mediocri alleati. Ma ora l’uso criminale di armi chimiche, dopo tanti crimini non meno barbari, cambia l’equazione per il popolo e lo Stato siriani? Il Generale Hoteit risponde alla domanda.

[Nota di Mouna Alno-Nakhal].

Alcuni sono stati sorpresi dall’uso di armi chimiche da parte delle bande terroristiche che imperversano in Siria, suscitando addirittura la reazione di disapprovazione dei governi occidentali, che non si accontentano più di falsare i fatti prima di usarli per propagare ulteriormente la loro aggressività, ma si arrogano il diritto di nominare uno statunitense di origine siriana [un tale Ghassan Hitto, ignoto ai siriani [7] NdT] a capo di un governo dell’opposizione siriana, chiamato “governo ad interim”! Siamo quindi di fronte ad una “escalation pianificata dell’aggressione anti-siriana” e per individuare il livello effettivo di questi eventi, dobbiamo tornare ai fondamenti della questione. Uno di questi aspetti riguarda naturalmente l’identità di coloro che hanno utilizzato le armi chimiche; identità evidente a qualsiasi osservatore disposto a vedere l’ovvio. Il primo è dato dal fatto che il missile a testata chimica, lanciato sul Khan al-Assal nei pressi di Aleppo, ha preso di mira una zona interamente controllata dall’Esercito nazionale siriano, la cui popolazione ha respinto all’unanimità i presunti ribelli armati sia siriani che stranieri, e ha dimostrato il suo supporto costante allo Stato e al suo governo siriano legittimamente eletto. Il secondo è legato al “timing” dell’attacco, avvenuto in un momento critico che svela l’incapacità delle bande di cambiare i rapporti di forza a loro favore, tanto che non possono effettivamente riuscire a controllare nemmeno una parte del Paese, negandone l’accesso alle forze governative, non avendo così alcuna legittimità nonostante tutte le loro armi e la logistica a loro disposizione! Senza dimenticare un ovvio terzo aspetto: che la crisi vissuta dalla famigerata cosiddetta opposizione siriana, divisa dentro e fuori,  uniti solo nella sua “ostilità nei confronti del regime”, per disperdersi immediatamente davanti alla “sete di potere”.


Tutto questo ci permette di dire che i terroristi hanno usato armi chimiche su decisione del Comando Supremo [degli USA], con la collaborazione e la complicità di un triangolo regionale [Qatar, Arabia Saudita, Turchia] e di un binomio europeo [Francia, Gran Bretagna], che quindi non sono che degli esecutori per poter giungere ai seguenti obiettivi:


1. Superare la crisi strutturale e l’incapacità sul terreno subite dalla presunta opposizione siriana e introdurre una nuova arma nella battaglia, per raggiungere l’equilibrio agognato dal “fronte degli aggressori”, come ha detto il ministro degli esteri francese Laurent Fabius, che “non può accettare l’attuale squilibrio” tra uno Stato sovrano e i mercenari asserviti agli stranieri, e che ritiene che la “revoca dell’embargo sulle armi [destinate all'opposizione siriana] sia l’unico modo per giungere a una soluzione politica!” [4]. Ma le regole di guerra hanno sempre insegnato che un avversario, incapace di raggiungere i suoi obiettivi, chiede rinforzi e/o introduce una nuova arma sul campo di battaglia. E questo è proprio il caso dei mercenari, incapaci di controllare la situazione generale nonostante che gli incessanti rinforzi umani siano arrivati a 135.000 uomini armati, ridottisi a 65000 sotto i colpi dell’esercito nazionale siriano e anche dai cambiamenti nella loro situazione, non potendo più ingannare sulle loro vere motivazioni. Bloccati politicamente e militarmente, non gli rimane che usare armi chimiche per mutare la situazione sul campo e recuperare l’equilibrio agognato.


2. Soddisfare i leader della NATO, in particolare della Turchia, inviando un forte messaggio alla Siria dicendole che le loro ripetute minacce di fornire “armi letali” alla cosiddetta opposizione siriana, sono serie e che le autorità siriane farebbero bene a prendere in considerazione e a rivedere i loro calcoli, come affermato da più di un funzionario occidentale… a loro avviso, la Siria dovrebbe rivedere i calcoli che hanno portato alla determinazione del governo siriano e del Presidente al-Assad a non fare affidamento che esclusivamente sulle decisioni del popolo, respingendo i dettami stranieri, dovunque provengano, compresi quelli volti a designare dei leader saltando le urne. Inoltre, la nomina di un cittadino statunitense di origine siriana a primo ministro di un governo fantoccio, è solo un assaggio di ciò che gli occidentali imporrebbero alla Siria se il popolo siriano , così come le sue autorità nazionali e patriottiche, si rifiutassero. Anche in questo caso, gli è rimasto solo l’uso di armi chimiche per fare pressione, intimidire o terrorizzare le autorità siriane affinché rinuncino ai loro principi di governo, sovranità e indipendenza.


3. Permettere ai leader statunitensi di testare concretamente la coesione e la compostezza della leadership siriana, soprattutto mentre la spinge a rispondere a questo crimine commesso dalle bande al loro soldo, commettendo un crimine della stessa natura. In altre parole, spingendo la leadership siriana a contrattaccare con armi chimiche, nel caso in cui non riescano ad accusarla di averlo fatto.  E gli Stati Uniti avranno il pretesto sufficiente per intervenire militarmente sotto la copertura di diversi organismi internazionali e regionali e, infine, di riuscire a “far cadere il regime” che si è opposto ed è ancora in grado di resistere, nonostante il considerevole numero di attaccanti e dell’estrema violenza dell’aggressione; così spingendo la Russia ad avvertire chiaramente che “la sua caduta è impossibile!“


La decisione di utilizzare il sarin è stata adottata dalla dirigenza USA due mesi fa, al fine di sfruttarla come pretesto per l’intervento. Gli articoli della CNN sul preteso impiego del gas da parte di Damasco messa alle strette, sono aumentati dall’inizio dell’anno [8] e dimostrano che quest’ultimo argomento è evaporato come i precedenti, poiché la coerenza siriana sul piano politico e mediatico ha fatto fallire alcuni dei principali obiettivi dei suoi nemici. Anche se i risultati di questo atto criminale hanno avuto gravi conseguenze, tra cui il numero delle vittime in Siria [26 morti, tra cui 16 soldati e 86 feriti, al 20 marzo 2013, nota del traduttore]. Tuttavia, i suoi effetti vanno nella direzione opposta alla volontà degli Stati Uniti. Infatti:


1.  La condanna internazionale di questo attacco chimico dei presunti oppositori per la libertà, ha creato imbarazzo tra i leader occidentali, in particolare rivelando l’ipocrisia dei leader degli Stati Uniti che, dopo aver detto di non sapere se i ribelli o le autorità siriane avessero usato queste armi, si sono impegnati in una fuga in avanti affermando: “non accetteremo che il regime usi armi chimiche“, il che equivale a un’implicita ammissione di averne accettato, incoraggiato e ordinato l’utilizzo da parte dei ribelli! Anche se riteniamo che i leader degli Stati Uniti non abbiano limiti legali, morali o umanitari, tuttavia crediamo che la situazione in cui si sono invischiati potrebbe impedirgli d’invocare l’uso di armi chimiche, chiedendo alla comunità internazionale d’intervenire militarmente in Siria.


2. Per quanto riguarda la cosiddetta opposizione siriana, si può dire che tale crimine supera il semplice imbarazzo e costituisce uno scandalo enorme che, sicuro, la dividerà ancor più di quanto già lo sia, soprattutto quando le vittime sono per lo più donne e bambini, tra cui una ragazza che non poteva non sentire: “Questa è la libertà? Possa Dio impedirla per sempre!“.


3. Rimangono gli “urbani” che ancora si incontrano sotto l’egida della presunta Lega araba e su cui  non mi soffermo, se non per dire che il loro silenzio è un’ammissione di complicità in questo crimine condannabile e riprovevole da parte di qualsiasi persona sana di mente e dotata di un minimo di nobiltà, tutti termini assenti dal loro vocabolario.


Infine, anche se l’uso di armi chimiche da parte del “fronte degli aggressori” guidato dagli Stati Uniti”, è un’escalation della violenza contro la Siria, non è riuscito a fare breccia nella difesa e non ha in nessun modo assicurato l’equilibrio delle forze che gli Stati Uniti cercano disperatamente prima di sedersi al tavolo dei negoziati. Invece, gli Stati Uniti hanno perso delle carte che non saranno compensate certamente dalla nomina di un cittadino statunitense di origine siriana a “capo di un governo provvisorio.” Né lui, né il criminale attacco con armi chimiche, sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi, in quanto non alterano i parametri essenziali dell’equazione su cui poggiano lo Stato siriano e la sua legittimità.

Amin Hoteit 21/03/2013 Articolo originale: al-Tayyar
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Note:








Il Dottor Amin Hoteit è un analista politico, esperto di strategia militare ed Generale di brigata in pensione libanese.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it


Fonte: visto su  Arianna Editrice   del  27 marzo 2013


Nessun commento: