martedì 25 febbraio 2014

DUE PAPI A VERONA

Lapide sepolcrale di Papa Lucio III. Duomo di Verona



VOLUME II - EPOCA III - CAPO IV

SOMMARIO. - Venuta di Lucio III - Concilio in Verona - II vescovo Riprando: suo viaggio in Oriente - Favori di Lucio III alla Chiesa Veronese - Morte di Lucio III.  Sepoltura - Iscrizione sepolcrale - Iscrizione gibertina - Un uragano del 1879 - Scoperta preziosa - Elezione di Urbano III - Suoi atti in favore della Chiesa Veronese - L'Abate Gioacchino a Verona - Conflitti fra il Pontefice e l'Imperatore - Partenza di Urbano da Verona e sua morte.


A motivo dei torbidi suscitati in Roma dalle fazioni popolari contro l'autorità dei papi, Lucio III nel marzo del 1182 dovette fuggire dalla città eterna.  Dopo qualche sosta in Velletri ed in altre città dello Stato Pontificio, venne a Bologna; indi passò a Modena, dove consacrò la cattedrale; e finalmente venne a Verona, dove trovavasi pure Federico Barbarossa, divenuto alquanto benevolo, almeno nell' esterno, verso la Chiesa.
Entrò in città il 22 luglio del 1184: « Lucius apostolicus ab omni populo civitatis veronensis receptus et in lectica cum gaudio magno in civitatem portatus »(1). In tale occasione Ognibene concesse al papa ed ai cardinali una conveniente residenza nel nuovo palazzo vescovile; ed egli si ritirò in alcune case dei canonici. Insieme col vescovo tutti i veronesi furono concordi nell'onorare il Vicario di Gesù Cristo; talmente che Lucio se ne lodava altamente, e fu udito più volte ripetere le parole di Gesù Cristo: « Non inveni tantam fidem in Israel ».

L'opera principale di Lucio III in Verona fu una specie di concilio, che egli vi tenne dal 1 agosto al 4 novembre dell'anno 1185, con intervento di molti cardinali e vescovi e dello stesso imperatore Federico.
Scopo precipuo del concilio fu la condanna delle nuove eresie, che in sostanza erano manichee e sotto diversi nomi di Albigesi, Catari Patareni, Passagini, Umiliati, Poveri di Lione, ecc. funestavano la Francia meridionale, la Lombardia e la parte occidentale della nostra diocesi.
Con la costituzione Ad abolendum data il 4 novembre il Papa rimise in vigore le antiche prescrizioni contro le eresie, ordinò ai vescovi che nei vari luoghi delle loro diocesi istituissero una specie di tribunale allo scopo di scoprire gli eretici e nelle feste principali promulgassero la scomunica contro di loro. Ordinò pure che i conti e gli altri magistrati promettessero con giuramento di aiutare i vescovi contro gli eretici e loro fautori, sotto pena di essere privati dei loro uffici ed incorrere essi pure nella scomunica e le loro terre nell'interdetto(2). L'indole delle nuove sette esigeva energici provvedimenti; essendoché quelle, lavorando nei nascondigli minacciavano non meno la pubblica tranquillità che la fede religiosa. In questo concilio Lucio III trattò anche della validità delle sacre ordinazioni fatte dagli antipapi(3).

Durante il concilio, venne a morte il vescovo Ognibene; ed a succedergli fu eletto Riprando canonico ed arciprete della cattedrale(4):
nella serie dei nostri vescovi Riprando od Eriprando è il settantesimonono, e tenne la sede vescovile per soli tre anni (1185-1188).

Bene accetto al papa, all'imperatore, ai canonici ed a tutto il clero e popolo di Verona, ricevette la consacrazione episcopale dallo stesso Lucio III, al quale egli pure lasciò in residenza il palazzo vescovile, ritirandosi in una casa dei canonici. Dal Barbarossa fu investito di tutto l'onore e dei diritti comitali spettanti secondo l'antica consuetudine all'imperatore nell' episcopato e nel comitato di Verona; sotto questo titolo Riprando il dì 24 gennaio del 1186 in Milano giurò fedeltà a Federico e ad Enrico VI(5).  
Contro alcuni signori di Bionde, che di loro arbitrio vollero costruire alcuni fortilizii nelle terre di Porcile, sostenne i diritti del vescovo e dei canonici, e nel dì 5 aprile del 1186 nella chiesa di S. Maria Matricolare « extinctis candelis excommunicavit Naimerinum de Bionde ... pro opere quod faciebat in Bionde in jurisdictione canonicorum ...  et omnes illos  dominos quì in iurisdicione episcopatus... fecerint castellum... »(6).

Da un documento pubblicato recentemente par certo che Riprando abbia tentato di recarsi in Oriente, per una specie di crociata in Terrasanta.
Verso il 1187 insieme con Gerardo vescovo di Padova ed alcuni veronesi montò sopra una nave poco dopo la caduta di Gerusalemme nelle mani di Saladino.  Ma il padrone della nave, forse nella speranza di ricavar maggior guadagno da altri viaggiatori, trattò assai male i due vescovi ed i loro compagni; anzi li costrinse a scendere su d'una spiaggia deserta dell'isola di Creta. Perciò Riprando dovette tornare a Verona, probabilmente senza aver toccato la Palestina; e dall'Italia scomunicò quel Federico di Cavriaco, che gli avea giocato quel brutto tiro. Il documento accennato è appunto una lettera, in cui il vescovo di Verona R., che dovrebbe essere Riprando, racconta ad un ecclesiastico l'esito del suo viaggio e la scomunica da lui inflitta a Federico de Cavriaco(7).

L'episcopato di Riprando non durò che tre anni.  Tra i suoi atti abbiamo la donazione di alcune terre sui Lessini da lui fatta a favore del monastero dei SS. Pietro e Vito di Calavena il 10 giugno 1188(8).  Abbiamo pure un decreto del 13 giugno 1187, con cui a Verdilia ospitali era dell' ospitale posto nel borgo S. Giorgio permetteva di erigere una chiesa ad onore di S. Barnaba: in tale occasione dava ad essa « unum lapidem marmoreum triangulatum, super quem ipsa debebat fundare ecclesiam ... et ipsa domina Verdilia illum lapidem in manu sua accepit », obbligandosi a pagare al vescovo e suoi successori « semper in festo sancti Barnabe libram unam cerae »(9).

Tornando al pontefice, notiamo con compiacenza, come egli in più atti dimostrò il suo affetto per Verona, e per la chiesa veronese. Con breve del 29 settembre 1184, « petente Riprando Archipresbytero », assicurò i privilegi dei canonici della cattedrale contro le pretensioni di alcuni laici potenti(10): con altro del 22 novembre del medesimo anno prese sotto la protezione della Sede Apostolica la Congregazione del clero intrinseco(10). Fuori di Verona con atto 10 ottobre 1184 sostenne i  diritti e confermò i privilegi della chiesa di S. Zeno in Lonato(12).  
Con bolla 24 ottobre 1184 confermò i diritti e privilegi delle monache di S. Michele « in Campanea »; anzi in tale occasione si recò egli stesso a visitare quel monastero (13).
Parimenti confermò i privilegi delle monache di S. Pancrazio con bolla 25 giugno 1185; i quali furono poi riconfermati da Urbano III con bolla 20 settembre 1187(14).
Con breve dato il 15 dicembre 1184 esortò il vescovo Ognibene a costringere anche con censure i laici a pagare alcune decime dovute al monastero dei SS. Pietro e Vito di Calavena(15) indi confermò direttamente tali diritti con bolla del 13 giugno 1185.
Con atto 31 dicembre 1184 definì una questione tra i chierici di S. Maria antica e l'abate di S. Maria in Organo, circa l'elezione del presbitero e dei chierici di quella chiesa (16).  Finalmente lo stesso pontefice consacrò la chiesa di S. Giuliano di Lepia (17) a mezzogiorno di Vago e confermò pure i privilegi di quelle monache con atto del 12 giugno 1185(18).

La prova più grande dell'affetto di Lucio III per la chiesa veronese fu la elevazione di un canonico della nostra cattedrale alla dignità cardinalizia: Adelardo dei Cattanei fu creato cardinale col titolo di san Marcello nel giorno delle ceneri dell'anno 1185: di esso tratteremo in seguito.

Fu pure immensa l'operosità di Lucio III per gli interessi della Chiesa universale nel tempo del suo  esiglio  a Verona.   Basti dire che si ha memoria di oltre quattrocento bolle, brevi, lettere ed altri atti di lui dati da Verona, benché non vi abbia dimorato che un anno e quattro mesi'?

Dopo un pontificato di soli quattro anni e tre mesi, ma agitatissimo, Lucio III morì in Verona il 24 novembre dell'anno 1185 in età di anni 87.  Gli furono fatte solennissime esequie nella chiesa cattedrale coll'intervento dei cardinali, di molti vescovi, dell' imperatore Federico e d'una folla immensa di veronesi. Sulla salma esposta nella cattedrale  tessé l'orazione funebre il card. Pandolfo Pisano(20).  
Dopo aver accennato agli oltraggi che il Papa dovette soffrire dai romani, venne a congratularsi con Verona, che il Vicario di Gesù Cristo siasi ad essa rifugiato, « veluti ad salutis portum »,  ed abbia ivi pasciute le pecorelle di Cristo « in hac fidelissima civitate: gratulor vobis, incolae hospitalis Veronae,  qui hospitium  gratissimum dedistis Petro et nobis ... Oh Verona felix, Domini nostri Jesu Christi maximi Pastoris hospes!. .. »
Ricorda pure a Verona come essa lo abbia veduto ogni giorno nutrire i poveri di Cristo e distribuire loro il pane con le proprie mani; ricondurre con carità e con pazienza i deboli sulla via retta; pregar ogni giorno a lungo nella chiesa e recitare insieme coi chierici il divino ufficio.

Dopo che tutti gli astanti ebbero baciato il piede del pontefice, il suo cadavere fu sepolto nella cattedrale sotto la cuba major col capo verso l'altare che era nel centro della cuba ed i piedi verso l'altare attuale.
Qualche anno dopo fu posta sopra il sepolcro una lapide in marmo rosso: essa portava scolpita in rilievo l'effigie del Pontefice con un chierico prostrato al bacio del piede, ed in alto due angeli con una mano sorreggenti il lorum e con l'altra portanti il turibolo.  Il pontefice veste gli indumenti pontificali: camice lungo, tonicella, dalmatica, pianeta di forma antica ripiegata sulle braccia e pallio distinto con una sola croce: in capo tiene il regnum o lorum a forma di cono con un globetto in cima, senza vitte, né corone. Nel contorno vi fu posta la celebre iscrizione, che daremo precisa, sciogliendone però le abbreviature(21).  Sul lato sovrastante alla testa del pontefice sta inciso (supplendo a qualche lacuna della seconda linea):


OBIIT SANCTISSIMUS PATER DOMINUS LUCIUS PAPA III
MCLXXXV VII KALENDAS DECEMBRIS

Sul lato destro in direzione dal capo ai piedi era il distico:

LUCCA DEDIT LUCEM TIBI, LUCI; PONTIFICATUM
OSTIA, PAPATUM ROMA, VERONA MORI

Sul lato sinistro in direzione dai piedi al capo era l'altro distico:

IMMO VERONA DEDIT TIBI LUCIS GAUDIA, ROMA
EXILlUM, CURAS OSTIA, LUCCA MORI

Questa iscrizione fu riportata inesatta da quasi tutti gli scrittori, anche veronesi, e perfino da Gregorovius  nel suo opuscolo Le tombe dei Papi,  benché nella prefazione affermi d'averle tutte visitate personalmente.  
Da altri ne fu messa in dubbio l'autenticità; particolarmente dal celebre storico moderno Duchesne; il quale nel testo della sua opera classica muove dubbi su tutta l'iscrizione, poi nelle aggiunte si rassegna ad ammettere come autentico il primo distico ricordato nel Catalogo Swittlense spettante alla fine del secolo XII(22).  
Da quanto diremo tra breve è certa l'autenticità di tutta l'iscrizione: essa fu composta, quanto si crede, dal card. Pandolfo;  fu incisa insieme con l'effigie del pontefice da un certo Vigilelmo o Guglielmo teutonico(23): fu insieme con tutta la sepoltura commessa dal pontefice Urbano III, o dalla munificenza del nostro vescovo Adelardo, che volle così perennare la sua riconoscenza verso il Papa che l'avea creato cardinale.

Il vescovo Matteo Giberti nell'anno 1534, volendo porre il nuovo tornacoro con nuovo pavimento più alto del precedente, forse anche a tutela di quella iscrizione già troppo corrosa dai piedi dei sacerdoti e dei fedeli, coprì la sepoltura e la lapide con altra pietra, sulla quale pose una nuova memoria:

OSSA
LUCI III PONT. MAX.
CUI ROMA OB INVIDIAM PULSO
VERONA TUTISSIMUM AC GRATISSIMUM PERFUGIUM FUIT
UBI CHRISTIANORUM CONVENTU ACTO
DUM PRAECLARA MULTA MOUTUR E VITA EXCESSIT

Di più sul pavimento, oltre le chiavi ed il regno pontificio, pose l'iscrizione:

OSSA LUCI III  PONT. MAX.

Del resto il Giberti non rimosse punto, né la lapide, né la sepoltura primitiva, contro ciò che hanno detto alcuni storici veronesi. Se ne ebbe la prova nell'anno 1879, quando un uragano impetuoso la  mattina del 25 febbraio fece precipitare sulla lapide gibertina un muro che chiudeva il finestrone dell'antica cuba, e la infranse.  Allora i preposti alla cattedrale col consenso del card. di Canossa e delle publiche autorità rimossero tutto il materiale ed i frammenti della lapide gibertina, e così scoprirono la lapide primitiva; anzi, rimossa pur questa, che era in più parti infranta, penetrarono nella tomba, e vi trovarono lo scheletro del pontefice con avanzi delle vesti pontificali, e tra questi un anello, varie pietruzze e circa ottanta grammi di filamenta d'oro.  Questi particolari provano evidentemente che la tomba non era mai stata rimossa, né manomessa, né visitata: si aggiunga che anche le spranghe di ferro, che fissavano il coperchio con l'arca, erano così ben connesse da escludere ogni manomissione anteriore.
Lo scheletro in tale occasione ricomposto fu rimesso nella medesima tomba, forse col capo rivolto all'altare: in luogo della iscrizione gibertina fu posto lo stemma papale con chiavi a triregno: la lapide primitiva, raccoltine tutti i frammenti, fu infissa al muro laterale dell'altare di Santa Agata: essa, oltre l'effigie del Pontefice, riporta i due distici controversi, quali li abbiamo riportati. Al di sopra fu posta la scritta:

LAPIS CASU FRACTUS DIE 25 FEBRUARII MDCCCLXXIX
AB ARCA SUB CHORO
JACENTE HUC NE PERIRET INFIXUS.

Della scoperta e di quanto si fece in quella occasione lasciò una minuta memoria il can. Paolo Vignola, che in questa preziosa scoperta ebbe la parte principale(24).

Dopo la morte di Lucio III i cardinali adunati in conclave elessero a suo successore il card. Lamberto Crivelli, che prese il nome Urbano III: questa elezione secondo gli Annales Veronenses  fu nello stesso giorno della morte di Lucio III « eodem die »(25): così pure secondo Rodolfo da Diceto: « ipsa die cardinalium assensu comrnuni papa creatus est »(26): secondo il Canobio fu il giorno 7 dicembre(27). L'elezione fu graditissima al vescovo Riprando ed a tutti i veronesi, anche per le relazioni esistenti tra Verona e Milano.
Il nuovo pontefice fu solennemente inaugurato nella chiesa di S. Pietro in Castello(28), con intervento dei cardinali, di parecchi vescovi e dell'imperatore Federico, a cui il nuovo papa avea partecipato la sua elezione; indi fissò la sua residenza nel palazzo vescovile ceduto al papa ed alla sua corte dal vescovo, e vi stette fin verso la fine di settembre dell'anno 1187.
Con breve del 23 marzo 1186 confermò i beni ai canonici della cattedrale(29).
Con altro del 28 gennaio 1186 prese sotto la sua protezione la Congregazione del clero veronese(30): altrettanto fece con atto 12 agosto 1186 per il monastero di S. Giorgio in Brayda(31), per la chiesa di S. Maria di Ronco(32),  e per le monache di S. Pancrazio(33).
Si dice che egli abbia consacrato la chiesa di S. Maria (S. Giuliano) di Lepia, annettendovi amplissime indulgenze per l'anniversario della consacrazione: ma la tavola, che ricorda questo fatto, è spuria(34).
Consacrò il sotterraneo della chiesa di S. Maria in Stele, concedendo indulgenze a quanti la visitassero nell'anniversario della consacrazione (Domenica I di luglio), nelle feste di Maria e nei sabbat.(35).
Consacrò pure la chiesa cattedrale nel giorno 13 settembre 1187, ed in tale occasione tenne anche un discorso ai fedeli(36).
Decise definitivamente una lite, che da parecchi anni si agitava tra i rettori della chiesa di S. Paolo in Campomarzo e di quella di S. Vitale per i confini tra le due parrocchie(37).

Narrano antichi cronisti come in quest'anno è venuto a Verona il celebre Gioacchino abbate Floriacense, e si presentò al pontefice Urbano III per esporgli e far da lui autenticamente legittimare i frutti dei suoi studi biblici e di alcune rivelazioni che dicea aver avuto dall'alto(38): è il celebre avversario di Pietro Lombardo.

Urbano III ebbe ben presto a lottare contro Federico Barbarossa, il quale contro i patti di comune accordo statuiti favoriva gli scismatici e turbava l'autorità del pontefice nello Stato Pontificio. Lo avrebbe  anche scomunicato: ma i veronesi lo scongiurarono a risparmiare ad essi le ire e le vendette di Federico: « Pater, servi et amici domini  imperatoris  sumus;  rogamus sanctitatem  vestram, ut eum in civitate non excommunicetis,  sed hanc sententiam respectu  nostri  servitii  differatis »(39).

Verso la fine di settembre in seguito a timori di pericoli per i cristiani di Terra Santa, dopo di aver solennemente benedetto i veronesi nella chiesa di S. Pietro in Castello, partì da Verona e si recò a Ferrara per disporre una nuova crociata in Oriente.
Da Ferrara con atto del 13 ottobre concesse nuovi privilegi alla nostra chiesa di S. Zeno(40)  e dopo pochi giorni per la notizia avuta della caduta di Gerusalemme in mano di Saladino infermò,(41) e morì nel giorno 19 dello stesso mese.  Della sua operosità in un pontificato di ventidue mesi sono testimoni oltre 500 atti tuttora conosciuti(42) e chi sa di quanti altri sarà perduta ogni memoria(43).


NOTE


1 - Così gli Annales sanctae Trinitatis, presso BIANCOLINI, Serie cronol.  dei Vescovi, pag. 69; PERTZ, Monum. Cerm. Script. XIX, 5.

2 - LUCIUS III,  Const. Ad abolendum, presso MANSI Conc. Col.  XXII. 476, 488

3 - ARNOLDUS, Chron. Slavorum, prezzo PERTZ XXI. 148.

4 - Tale apparisce almeno in due documenti, presso BIANCOLINI, Chiese di Verona V. P. II, pag. 204, 208

5 - L'atto fu pubblicato da CIPOLLA in Nuovo Arch. Ven. (1895), pag. 494.

6 - Presso CROSATTI, Belfiore d'Adige, pag. 9, (Verona 1906)

7 - CIPOLLA,  Riprando ... e il suo viaggio alla volta di Terra Santa (Verona 1892)

8 - Presso BIANCOLINI, Chiese V. P. II, pag. 122 9 Presso BIANCO LINI, Chiese II, pag. 460.

10 - Presso JAFFÈ, Regesta RR. PP. Num  15066

11 - MIGNE, Patrol.   lat. CCI. 1302, et 1357. - JAFFÈ, Op. cit,  Num. 15120.

12 - Edito da ODORICI, Storie Bresciane, VI. pag. 54. Docum. CLXII. (Brescia 1857}

13 - FINETTI, L’ antico monastero delle Benedettine a S. Michele in Campagna, pag. 16 (Mantova 1900).

14 - BIANCOLINI, Chiese di Verona. V. P. I,  pagg. 224, 227.

15 - UGHELLI,  Italia sacra V. 803; BIANCOLINI, Chiese V. P. II, 118, seg.; CIPOLLA,  Le popolazioni dei  XIII  Comuni, pag. 15 Nota 9.;

16 - JAFFÈ, Op. cit. Num. 15149.

17 - BIANCOLINI, Chiese III, 49, la dice consacrata da Urbano III: ma il card.  Pandolfo nell'elogio funebre di Lucio III attribuisce a questi la consacrazione di quella chiesa.

18 - JAFFÈ, Op. cit. Num. 15421.

19 -Presso JAFFÈ, Regesta RR. PP. Num. 14507-15063.

20 - La riporta intiera JOZZI,  Tomba di Lucio m. Docum. 1 (Roma 1907)

21 - La dà abbastanza esatta BIANCOLINI, Chiese di Verona I, 139 - Già prima che fosse sotterrata nel 1534, l'avea trascritta il notaio Agostino Caprini; ma non aveva trascritto bene le date già troppo consunte nel tratto sovrastante alla testa.

22 - DUCHESNE,  Le « Liber Pontificalis ». II. pag. 451; nelle Addit, pag. 569 (Paris 1892)

23 - Così dice JOZZI, Opusc. cit., pag. 7.

24 - Si trova presso  JOZZI, Opusc. cit., pag. 14-19

25 - Annales Veron. a 1185, presso PERTZ, XIX, 5.

26 - Prezzo PERTZ, XXVII, 274

27- CANOBIO,  Ann. Veron. Lib. VI, presso BIANCO LINI, Chiese di Verona I. 139,  segg. - Merita di essere letto.

28 - Secondo che riferisce Panvinio, il Papa avrebbe celebrata la Messa due volte in S. Pietro, ed avrebbe concesso indulgenze, i cui atti, se sono autentici, presso BIANCOLINI, Chiese I, 107, seg.

29 - MIGNE, Patrol. Lat. TOMO CCII, col. 1473; JAFFÈ, Op. cito 15824.

30 - Presso BIANCOLINI, Chiese IV, pag. 545.

31 - JAFFE, Op. Cit. Num. 15669.

32 - BIANCOLINI,  Serie dei Vescovi, Docum. IV, pag. 76.

33 - BIANCOLINI, Chiese V. I, 227; JAFFÈ, Num. 16001.

34 - La tavola si legge presso UGHELLI, Italia sacra V, 807: ma è spuria. JAFFÈ, Num. 15688.

35 - ANT.  PIGHI, S. Maria in Stele, (Legnago 1903).

36 - CANOBIO, Annali Veron. Lib. VI, presso BIANCOLINI, Chiese I, 139.

37 - BIANCOLINI, Chiese II,  396.

38 - HUGO, Antiss., Chronicon a. 1186, presso PAGI, Critica in Ann. Baronii a. 1186 II; PERTZ, XXVI. 463.

39 - ARNOLDUS  Lubec., Chronicon Lib. III, 18, presso BARONIUS, Annales ecclesiastici a. 186, XI.

40 - BIANCOLINI, Serie dei Vescovi. Docum. V. pag. 78; MIGNE, Patrol  lat. CCII. 1532;  JAFFÈ, Num. 16010.

41 - Così dicono i cronisti di quel tempo: ma la caduta di Gerusalemme accadde il 3 ottobre, e pare quasi impossibile che ne sia giunta la notizia a Ferrara prima del 19 dello stesso mese.

42 - JAFFÈ, Regesta RR. PP.  Num.  15474-16012.

43 - Dell'opera dei due Pontifici in Verona e nella diocesi tratta eruditamente il sac. ANT. PIGHI Lucio III e Urbano III  in Verona (Verona 1886).


ANNOTAZIONI AGGIUNTE AL CAP. IV (a cura di Angelo Orlandi)


a) Federico Barbarossa non si trovava a Verona nel luglio, ma vi giunse solo nel settembre del 1184, dopo essere passato da Milano divenuta sua alleata dopo la pace di Costanza.

b) Per il papato di Lucio III e la sua opera si possono vedere le Storie della Chiesa citate all'inizio di quest'epoca e le relative bibliografie; vale la pena segnalare alcuni altri utili scritti. E. AMANN, Lucius llI, in Dictionnaire de Théologie Catholique T. IX/I,  Paris, 1926, cc. 1058-1061.; P. ZERBI, Un inedito dell'Archivio Vaticano e il convegno di Verona, in Aevum 28 (1954), pp. 470-483.; V. PFAFF, Sieben Jahre Peepstlichen Politik. Die Wirksamkeit der Paepste Lucius III, Urban III, Gregor VIII;  in ZRCKan 67 (1981), pp. 148-212.; G. MATHON, Lucius III, in Catholicisme hier, aujourd'hui, demain T. VII, Paris, 1975, cc. 1255-56.

c) Pure per il papato di Urbano III  si possono vedere le citate Storie della Chiesa ed inoltre: E. AMANN, Urban III, in Dictionnaire de Théologie Catholique T. XV /2, Paris, 1950, cc. 2285-2288; V. PFAFF, Sieben Jahre... cit.;  A. M. AMBROSIONI, Monasteri e canoniche nella politica di Urbano III Prime ricerche per la "Lombardia'; in Istituzioni monastiche e istituzioni canonicali in occidente 1123-1215 (Atti della settimana internazionale di studio: Mendola, 28 agosto-3 settembre 1977). Milano, 1980, pp. 601-631.



Fonte:  srs di Giovanni Battista Pighi, da CENNI STORICI SULLA CHIESA VERONESE, volume II

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