venerdì 28 marzo 2014

LA CHIESA VERONESE ALLA FINE DEL CONCILIO DI TRENTO


Davanti al tornacoro del Duomo di Verona la  lapide sepolcrale del Cardinale Alberto Navagero.



VOLUME  II -  EPOCA  IV - CAPO VII

SOMMARIO. - Un vescovo incerto - Girolamo Trevisani - Regolamento per la scuola degli Accoliti - Bernardo Navagero - Suoi consiglieri - Sinodo diocesano - Agostino Valier coadiutore e poi successore. (a)

Durante l'episcopato di Agostino Lippomano sorsero alcune liti tra la Repubblica Veneta e la S. Sede: per le quali sembra che la chiesa di Verona sia rimasta vacante per quasi due anni. A quanto narra uno storico veneziano, in questo frattempo si avrebbe un vescovo di Verona, che però mai non sarebbe venuto a Verona, Marco Antonio dalla Mula, od Amulio veneziano(1). Il pontefice Paolo IV lo avrebbe nominato poco dopo la morte del Lippomano: ma per ragioni diplomatiche vi si opponeva il Senato: comunque sia, questo M. Antonio dalla Mula non figura mai nella serie dei nostri vescovi.

Finalmente, per un concordato tra il Pontefice ed il Senato, nel 1661 fu destinato alla sede di Verona Girolamo Trevisani, patrizio veneto, religioso dell'Ordine di S. Domenico: egli tra i nostri vescovi è il centesimottavo, uomo di acutissimo ingegno e di scienza profonda e retta, ed insigne predicatore(2).  Fece il suo ingresso in Verona il giorno 12 febbraio 1561; ma vi stette breve tempo; poichè il Concilio di Trento lo invitava a recarsi colà, ed egli vi arrivò il 12 aprile.

Durante la sua breve dimora in Verona si occupò principalmente della scuola degli Accoliti, nella quale egli scorgeva un vivaio di pianticelle, che un giorno fossero alberi di vita per la chiesa veronese. Nella prima visita a quei chierici disse loro come egli avrebbe di loro «cura quale e quanta hanno quelli che guardano o piantano gli alberi novelli»; quindi dava a loro paterne istruzioni perchè avessero a divenir un giorno «alberi perfetti»(3).  Stese per questa scuola un regolamento affine a quello del vescovo Lippomano, però con alcune restrizioni, massime intorno alle assenze dall'ufficiatura della cattedrale e dalle lezioni del maestro.

Arrivato vicino a Trento il giorno 8 aprile, vi fece l'ingresso solenne coi cardinali legati ed altri vescovi il giorno 15. Nella festa dell'Ascensione, 15 maggio, prima della messa solenne recitò un bellissimo sermone in lingua italiana(4):  indi si occupò molto degli affari del Concilio. Ma poi colpito da lunga e grave malattia, morì a Trento il giorno 6 settembre 1562: la sua salma fu portata a Venezia, e tumulata nella chiesa di S. Domenico di Castello. (b)

Bentosto il Senato propose a vescovo di Verona un altro patrizio veneziano, Bernardo Navagero, che è il vescovo centesimo nono.
Nato in Venezia l'anno 1506, avea consacrato i suoi primi anni agli studi, gli anni della virilità alla vita diplomatica in diverse legazioni, in Italia, in Germania, in Oriente: negli anni 1552-1559 fu ambasciatore della Repubblica presso la S. Sede durante il critico pontificato di Paolo IV; alla cui incoronazione solenne, fatta il 26 maggio 1555, rappresentò il Senato insieme con Girolamo Grimani: quale ambasciatore da Roma mandò alla Repubblica innumerevoli ed importantissime relazioni sulle condizioni della Curia Romana, stimatissimo quale era dal Papa(5). Pare che questi lo volesse vescovo di Verona alla morte di Agostino Lippomano, quando il Navagero era ancor laico: ad ogni modo Pio IV nel 1560 lo creò cardinale, e poi lo ordinò sacerdote e consacrò vescovo di Verona nel settembre 1562. Dopo la sua consacrazione stette alquanto a Roma, poi andò a Venezia, e di là, senza passar per Verona, a Trento, dove erasi riaperto il concilio il 15 gennaio del 1562.

Terminato il concilio (dicembre 1563), avrebbe dovuto recarsi a Roma con gli altri due Legati, i cardinali Morone e Simonetta: ma già egli «avea fatte vive istanze di poter subito andare alla sua chiesa di Verona, già da lungo tempo vedova di sposo, e bisognosa del suo aiuto per la pericolosa vicinità dell'infetta Alemagna» (6). Ottenuta la licenza, venne a Verona la sera del 9 dicembre accompagnato da Giovanni Trevisani patriarca di Venezia, Daniele Barbaro patriarca d'Aquileia, Pietro Lando arcivescovo di Creta e da dieci vescovi; i quali tutti nel giorno seguente assistettero alla messa solenne da lui celebrata nella cattedrale ed all'orazione gratulatoria detta dal dotto Francesco Morando per commissione della città di Verona(7).

Allo scopo di conoscere bene le condizioni della sua chiesa e reggerla saviamente si prese a consiglieri Nicolò Ormaneto, Adamo Fumano e Francesco Zini; anzi da Venezia chiamò a Verona Filippo Stridonio, sacerdote stimato assai dai sacerdoti veronesi, ma non da tutti amato e desiderato. Per consilio di costoro e dietro invito fatto dal Senato Veneto a tutti i vescovi della Serenissima di pubblicare i decreti del concilio di Trento(8), nel 1564 tenne un sinodo diocesano, al quale intervennero moltissimi parrochi e sacerdoti: in esso pubblicò e fece apprezzare quei decreti, ed ai sacerdoti convenuti tenne un sermone elaborato ed insieme cordiale, come di padre ai suoi figli(9).

Si occupò pure per la sana educazione dei chierici nella scuola degli Accoliti; e fin dalla sua venuta a Verona fece conoscere quanto gli  stesse a cuore il bene della sua chiesa. Sennonchè la sua malferma salute e specialmente la debolezza della sua vista gli impedivano di lavorare quanto esigeva il suo ufficio ed il suo zelo; ed ottenne che dal pontefice Pio IV gli fosse dato a coadiutore il suo nipote Agostino Valier, che da soli due mesi era stato insignito degli ordini sacri (10). La nomina del Valier fu fatta il giorno 18 maggio 1565 (c); e pochi giorni appresso morì il vescovo Bernardo Navagero: il suo corpo fu sepolto nella cattedrale. Che la data della sua morte sia il giorno 31 maggio, e non il 25 giugno, come opinerebbe Federici(11),  appar chiaro da una deliberazione del Consiglio dei XII e L: nella quale si dice che verrebbe  presto a Verona il nuovo vescovo Agostino Valerio «loco illustrissimi Cardinalis Naugerij nuper detuncti»; e quella deliberazione fu presa il giorno 14 giugno 1565(12).

Al vescovo Navagero successe il di lui coadiutore figlio d'una sua sorella, Agostino Valier o Valerio.


NOTE


1 - GIUSTINIANI, Storia Veneta, presso BIANCOLINI, Chiese di Verona, VIII, pag. 348.

2 - MAFFEI, Verona illustrata, P. II, pag. 374 (Verona 1741); LIRUTI, Dei vescovi della Chiesa Veronese, pag. 41 (Verona 1819).

3 - A. SPAGNOLO, Le scuole accolitali in Verona, Cap. VII.

4 - EHESES, Concilium Trident; II, 549. - Già avea predicato a Trento con soddisfazione: «incredibile quantum in vinea Domini promoverit»: come attestava il vescovo Madrazzo, presso Tovazzi in un Ms. della comunale di Trento, e S. Vigilio IV. 168 (Trento 1912).

5 - In quella gita a Roma volle lo accompagnasse il suo nipote Agostino Valier, che gli fu poi successore nella chiesa veronese. Dell' erudizione e delle legazioni del Navagero, tratta diffusamente FEDERICI, Elogi istorici dei più illustri eccles. Veronesi, Tomo I, pag. 113-134.

6 - PASTOR, Storia dei Papi, Vol. V, spessissimo.

7 - PALLAVICINO, Storia del Concilio di Trento, Lib. XXIV, da due risposte del card. Carlo Borromeo al Navagero.

8 - CAVATTONI, Due opere latine di Agostino Valerio, pag.  IX (Verona 1883).

9 - FEDERICI, Op. cit; pag. 125.

10 - Il Papa lo dispensò dal difetto di interstizii sancito dal Concilio Tridentino, Sess. XXII De reform, Cap. II.

11 -  FEDERICI, Op. cit., pag. 132. Così da una iscrizione che si dice posta «Veronae in tempio principe» da Bernardo Valerio.

12 - Negli Archivi comunali - Reg. 44 c. 193.



ANNOTAZIONI AGGIUNTE AL CAP. VII (a cura di Angelo Orlandi)


a) Il vescovo Agostino Valier non fu eletto come coadiutore dello zio Navagero, ma come vero titolare di Verona. Si deve pertanto correggere ciò che afferma mons. Pighi in questo capitolo. Cf. C. EUBEL, Hierarchia Catholica medii et recentioris aevi, VoI. III, Monasterii 1923 (rist. Padova 1960), p. 331. V, anche L. TACCHELLA, Il cardinale Agostino Valier e la riforma tridentina nella diocesi di Trieste, Udine 1974, pp. 69-72.

b) Per il vescovo Girolamo Trevisani si ricorda che apportò qualche restauro anche al palazzo vescovile, come appare dal suo nome inciso su un architrave. Per la sua presenza a Trento e la sua morte si veda: S. WEBER, Prelati e cavalieri morti a Trento durante il Concilio, in Il  Concilio di Trento. Rivista commemorativa del IV Centenario, A.II (1943) n. 2 (luglio), pp. 286-297. L'autore fissa la morte del Trevisani il 4 settembre in forza di alcuni documenti.

c) La Hierarchia Catholica  citata dà come data di elezione del Valier il 15 maggio 1565; il Tacchella dà il 18 maggio.



Fonte:  srs di Giovanni Battista Pighi, da CENNI STORICI SULLA CHIESA VERONESE, volume II:




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