giovedì 18 dicembre 2014

IL REQUIEM PER L'ITALIA DELL'ULTIMO MONTANELLI. IL PROFETA DI FUCECCHIO VEDEVA MOLTO LONTANO




«No. Sangue non ce ne sarà: l’Italia è allergica al dramma e per essa nessuno è più disposto ad uccidere e tanto meno a morire.
Dolcemente, in stato di anestesia, torneremo a essere quella “terra di morti, abitata da un pulviscolo umano”, che Montaigne aveva descritto tre secoli orsono.
O forse no, rimarremo quello che siamo: un conglomerato impegnato a discutere, con grandi parole, di grandi riforme a copertura di piccoli giuochi di potere e d’interesse.
L’Italia è finita.
O forse, nata su dei plebisciti-burletta come quelli del 1860-61, non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere.
Per me non è più la Patria. È solo il rimpianto di una Patria».



Parole finali del poscritto con cui Montanelli, nel 1997, concluse personalmente l’ultimo volume scritto insieme a Mario Cervi («L’Italia dell’Ulivo »)

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