mercoledì 29 luglio 2015

STORIA VENETA – 64: 1405 - LA CONSEGNA DELLE CHIAVI DI VERONA. ANCHE LA CITTA' SCALIGERA CEDE A VENEZIA



Dal testo di Francesco Zanotto


"Giunti al cospetto del Doge scesero facendo tre inchini; e dopo la celebrazione di una messa solenne, Jacopo De' Favri, dottore, uno degli inviati, in mezzo di due cavalieri, presentò la lettera credenziale del suo Comune, datata 5 luglio; recitando l'apparecchiata orazione. Quindi gli altri, per ordine, offrirono chi il sigillo della città, chi le chiavi delle tre porte principali, cioè di quella S. Giorgio , del Vescovo, e de' Calzari, allusive alli tre ordini de' cittadini, cioè dei cavalieri e dottori, de' mercatanti, e della plebe ... "


ANNO 1405


Giuseppe Gatteri


Cosa ci racconta il disegno di Gatteri.


Nel nuovo scontro per il possesso dell'entroterra veneto, Novello da Carrara occupa Verona, ma la città dopo lunghe devastazioni chiede la pace a Venezia ed entra dopo Vicenza a far parte dei domini della Serenissima.


LA SCHEDA STORICA -  64


 La fine del XIV e i primi anni del secolo successivo segnarono l'ascesa di una nuova stella nel già multiforme panorama politico italiano. La stella era quella dei Visconti di Milano. II dominio di questa famiglia si stava pericolosamente espandendo verso sud, incombendo su Firenze e Bologna, ma anche e contemporaneamente verso est.
Tuttavia, per Venezia, il pericolo immediato veniva ancora dalla vicina Padova. Nel 1384 a soli tre anni dalla pace di Torino, Francesco da Carrara ritrovava la forza e l'arroganza per tornare a tessere una nuova rete di alleanze anti-veneziana. In quell'anno aveva già acquistato dal duca d'Austria Treviso, Conegliano e Ceneda, ovvero quegli stessi territori che Venezia aveva da poco ceduto al signore austriaco per non vederli cadere proprio in mano ai padovani. Come se non bastasse, il da Carrara aveva acquistato per 70.000 ducati anche Feltre e Belluno.
Il sogno espansionistico dell'irrequieto signore carrarese doveva tuttavia infrangersi ben presto, questa volta, contro gli interessi e le ambizioni di Gian Galeazzo Visconti. Questi, preoccupato quanto Venezia, seppur per le proprie e particolari ragioni, del dilagare della potenza padovana, si alleò con il governo veneziano " ... per procurare il danno e la confusione del Signore Padovano ... " . E così il Visconti occupò prontamente tutte le terre entrate di recente nei domini padovani, cedendole invece al suo nuovo e recente alleato' Venezia. La stessa città di Padova venne occupata e inglobata nei possedimenti viscontei mentre Francesco da Carrara, l'infaticabile tessitore di alleanze anti-veneziane, avrebbe finito i suoi giorni in una prigione lombarda.
Venezia, a questo punto però, vedeva semplicemente sostituirsi alla potenza carrarese quella ancor più temibile dei Visconti.
Si aprì così un lungo periodo di convulse trattative tra i governi di Venezia e Bologna, di Venezia e Firenze e, da ultimo, anche con il nuovo signore di Padova, Novello da Carrara. Questi era riuscito a fuggire dalle carceri viscontee proprio grazie all'aiuto dei veneziani ed era riuscito a riprendersi la sua città grazie al denaro e agli uomini offerti generosamente dal governo ducale.
Nel frattempo era comunque venuto a morte il Visconti facendo apparire ora più debole il suo dominio ereditato dalla vedova. Di questo momento di debolezza, tuttavia, sembrava approfittarne ancora una volta Padova e il suo nuovo signore. Novello da Carrara infatti si alleò ben presto con il signore di Ferrara Niccolò Estense che, forte di questo appoggio, si riprese il Polesine che aveva da poco ceduto a Venezia quale rimborso di un grosso prestito. Nel contempo Novello da  Carrara entrava in Lombardia e tramava con Firenze contro i Visconti.
A Venezia, intanto, visti i nuovi sviluppi, si faceva sempre più strada la convinzione che, se la città voleva stare tranquilla, doveva al più presto intervenire nelle faccende di terraferma per creare una fascia di sicurezza direttamente controllata dai veneziani.
Era questa l'intima convinzione del nuovo doge Michele Steno, succeduto al Venier: una fascia che proteggesse la repubblica dalle mire espansionistiche delle più forti signorie venete e lombarde, affamate di sempre nuovi ed ulteriori territori. Convinzione che si fece tanto più necessità dopo la conquista del da Carrara di Verona. Da qui, il signore padovano stava minacciosamente puntando anche su Vicenza che, di fronte alla prospettiva di cadere in mano al da Carrara, preferì inaspettatamente consegnarsi alla Serenissima che naturalmente accettò di buon grado. Attaccare Vicenza, ora, significava attaccare un territorio veneziano.
E così, disdegnati gli inviti del senato veneziano di sgombrare al più presto, tra Padova e Venezia erano ancora venti di guerra quelli che soffiavano nel 1405.  Novello aveva già provveduto a fortificare i confini e a procurarsi alleanze quando anche Venezia fece la sua prima mossa avanzando da Vicenza verso Verona, la città che il da Carrara aveva strappato agli Scaligeri. Lo scontro fu inevitabile e, dopo devastanti scorrerie nel territorio veronese, la città chiese la pace ai veneziani.  
Jacopo da Carrara, figlio di Novello e responsabile per conto del padre della città, veniva nel frattempo catturato mentre il 23 o forse il 24 giugno del 1405 le truppe veneziane entravano a Verona. Gabriele Emo a nome della Repubblica riceveva i simboli della Signoria veronese. Il  possesso della città scaligera venne successivamente ed ufficialmente sancito a Venezia dove vennero spediti 22 rappresentanti veronesi.
Il 12 luglio i cavalieri si presentarono così a Michele Steno. Per l'occasione e data la bella stagione, era stato allestito un palco in Piazza S. Marco sul quale presero posto il doge e i membri del Maggior Consiglio. Reso omaggio al doge e all'alta assemblea, Jacopo de Faveri presentò a Michele Steno la lettera credenziale del suo Comune. Finita la lettura della missiva vennero offerti al doge dagli altri cavalieri veronesi i sigilli della loro città e le chiavi della tre principali porte: S. Giorgio, Porta Vescovo e dei Calzari, allusive ai tre ordini dei cavalieri, dei mercanti e della plebe. Era la resa e la sottomissione di un'intera città alla Serenissima Repubblica di S. Marco.
Nel giro di 25 anni, tanti ne erano trascorsi dalla conclusione della guerra di Chioggia, quando sembrava prossima la fine di Venezia, questa era diventata la prima ed unica potenza anche territoriale della regione. Dopo Treviso, il feltrino ed il bellunese, Venezia nel giro di due anni aveva inglobato nei suoi domini anche Vicenza e Verona senza quasi combattere.
L'esasperata volontà di espansione del da Carrara aveva provocato una situazione esattamente opposta a quella da lui sperata, una situazione che vedeva resistere a Venezia, anche se ancora per pochi mesi, la sola Padova. Per Novello da Carrara era un incubo che improvvisamente diventava realtà. Per Venezia era invece l'inizio di una delle sue più splendide avventure.



Fonte: srs di Giuseppe Gatteri, Antonio Viviani, Francesco Zanotto, Giuseppe Grimaldo, Laura Poloni, Giorgio Marenghi; da STORIA VENETA,  volume  3, SCRIPTA EDIZIONI



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